Il giusto atteggiamento verso la vita
Premessa
Osservazioni apparentemente banali consentono a volte grandiose scoperte. Grazie all’osservazione della caduta di una mela Newton scoprì la forza di gravità; grazie all’osservazione della salivazione dei cani prodotta dal suono di un campanello Pavlov scoprì i riflessi condizionati; grazie all’osservazione dell’azione antibatterica di alcune muffe Alexander Fleming scoprì la penicillina; e grazie al morso di un cane il sottoscritto ha compreso le cose interessanti che mi accingo a esporre.
1. Nikla, la mia cagnetta
Nikla è un grazioso esemplare di razza Yorkshire. Ha nove anni, ma da come salta sul letto e sui divani non li dimostra. È molto affezionata ai vari membri della mia famiglia, pur con una rigorosa gerarchia di attaccamento: al primo posto, distanziata di molti punti, c’è mia moglie che è stata definita da tutti noi, in modo scherzoso, la sua “mamma”. Eppure questa dedizione “materna” non l’ha salvata da un piccolo morso!
Quando cominciammo ad arrotolare le bottiglie di plastica dell’acqua minerale prima di gettarle nella busta dei rifiuti, il rumore stridulo e del tutto insolito prodotto dalla plastica allarmò a tal punto la cagnolina che saltò inferocita addosso alla sua “mamma” e le diede un morso! Nikla accorreva furiosa contro tutti noi ogni volta che sentiva quel fastidioso suono, cosicché eravamo costretti, in sua presenza, a procedere in due o tre fasi. E tuttavia un po’ alla volta si è “abituata” e ora non si sente disturbata dal rumore della plastica. Ora sa che si tratta di un rumore innocuo!
Che importanza può avere un’osservazione così comune e banale? Questa osservazione, come vedremo, è di importanza cruciale perché ci aiuta a capire meglio il funzionamento del cervello e la genesi dei traumi psichici; e dal momento che ogni cosa è interconnessa, possiamo comprendere in che modo avviene il collassamento della funzione d’onda in particella e la vera natura dei desideri. Forse hanno ragione i saggi orientali a sostenere che è tutto maja, pura illusione….
2. Fobie e attacchi di panico
La paura è un’emozione molto comune, per lo più utilissima perché ci allerta di fronte ai pericoli; tuttavia quando supera una certa soglia ci impedisce di avere reazioni razionali e provoca blocchi emozionali che limitano le nostre capacità di affermazione. Com’è noto, quando il sistema limbico del cervello avverte un pericolo, provoca una scarica di adrenalina da parte delle ghiandole surrenali e così ci prepariamo immediatamente alla lotta (come nel caso di Nikla), oppure alla fuga. Quando non è possibile né la fuga, né la reazione aggressiva, si verifica una paralisi che può provocare l’instaurarsi di fobie, di attacchi di panico o di traumi psichici.
Molti autori importanti tra i quali Giorgio Nardone1, Antony Robbins2 e Roy Martina3 riferiscono nei loro saggi che qualunque fobia può essere sbloccata e risolta rapidamente. Nardone, nel suo saggio “Oltre i limiti della paura” descrive la guarigione di Barbara, una presentatrice televisiva affetta da acrofobia (paura dei luoghi alti). Ecco cosa avvenne, secondo il racconto dell’autore, mentre erano sulla terrazza di un grattacielo a girare una scena per la televisione: «Chiesi a Barbara di seguire alla lettera le mie istruzioni. Bene Barbara…., incrocia le tue mani stringendole davanti a te. Vedo che il pollice che spontaneamente va sopra l’altro è il destro, rovescia la posizione, metti il sinistro sopra e pigia forte, premi fino a sentire male, bene… adesso chiudi gli occhi e cerca di immaginare tutte le tue peggiori fantasie rispetto al trovarti al davanzale di questa terrazza, al perdere il controllo e al gettarti nel vuoto. Immagina bene tutta la scena e continua a premere con il tuo pollice sinistro sul tuo pollice destro sino a sentire male. Adesso apri gli occhi e seguimi. Così facendo ci incamminammo verso il davanzale, giunti a circa 10 passi da questo chiesi a Barbara di girarsi e continuare a venire nella mia direzione, camminando all’indietro sino a sentire il contatto della propria schiena con il davanzale. A questo punto le prescrissi quanto segue. Molto bene Barbara… adesso fermati qui, continua a premere forte con il tuo dito, chiudi gli occhi e immagina che potresti essere attratta dal vuoto e buttarti di sotto…, adesso fai un profondo respiro, premi forte il tuo pollice sinistro sul tuo pollice destro e lentamente girati su te stessa e guarda…. Barbara si girò completamente trovandosi faccia a faccia con il vuoto e con la vista dall’alto della grande città di New York. Chiesi di riferire cosa stava provando e lei, sorridendo come un bambino che scopre qualcosa di piacevole, esclamò che stava guardando la città dall’alto godendosi lo spettacolo senza avere nessuna paura». La presentatrice era completamente guarita. L’efficacia di questi metodi terapeutici brevi è dovuta, secondo me, all’attivazione di una nuova rete neurale, ossia di una nuova abitudine che cancella e sostituisce i vecchi pensieri fobici paralizzanti.
L’attacco di panico si manifesta quando il soggetto si ritrova in situazioni particolarmente stressanti – un senso di impotenza, di inadeguatezza, di non essere all’altezza rispetto agli altri (o alle altre), il sentirsi rifiutati - che riecheggiano l’episodio traumatico originario che si era risolto, tutto sommato, positivamente in quanto i membri della famiglia, terribilmente spaventati dall’attacco di panico, si erano prodigati in mille attenzioni intorno al(la) malcapitato(a) cancellando così temporaneamente e già dalla prima volta la sua frustrazione. Anche se la prima volta l’attacco di panico – caratterizzato da tachicardia, respirazione affannosa, sudorazione e paura di impazzire e di morire - era stato un fatto accidentale, quando si ripete nelle volte successive si manifesta in modo spettacolare diventando un modo perverso ma efficace per attirare rapidamente l’attenzione su di sé al fine di recuperare l’autostima. Ecco alcuni casi emblematici che potrebbero provocare un attacco di panico: tua madre o tuo padre preferisce smaccatamente tua sorella o tuo fratello; il tuo direttore o superiore premia la tua collega e non si accorge neanche di te; il vestito nuovo o il nuovo look non vengono notati dalla persona che ti interessa che invece rivolge le sue attenzioni alla tua rivale (o al tuo rivale); e così via. Insomma l’attacco è scatenato sempre da una sensazione di nullità che attiva il bisogno dei vantaggi secondari ben noti.
Le donne soprattutto “si rifugiano” inconsapevolmente nell’attacco di panico quando la realtà è insostenibile e opprimente. In genere, i soggetti fobici fanno di tutto per evitare di trovarsi in situazioni che creano paura, ma come scrive Giorgio Nardone, ciò costituisce “una micidiale trappola”. Gli ipocondriaci, per esempio, cercano di controllare il proprio corpo e cadono inevitabilmente nella spirale della ricerca ossessiva di sintomi patogeni. È chiaro che sono i loro pensieri ossessivi la causa di queste situazioni angosciose! Sono sempre i pensieri la causa di tutto, sia nel bene che nel male!
3. La causa neurologica scatenante
Sia le fobie, che gli attacchi di panico e i traumi psichici in generale hanno una causa originaria comune: l’episodio scatenante è un fatto improvviso e nuovo che provoca un’emozione troppo forte. Si tratta di esperienze sconvolgenti proprio perché è la prima volta che capitano, e per questo stesso motivo non trovano una spiegazione o comprensione razionale il che genera una paura enorme e paralizzante. La paura parossistica è causata dall’assoluta impreparazione della corteccia cerebrale a comprendere ciò che sta accadendo, e questa mancata elaborazione è dovuta alla mancanza di reti neurali attinenti a quell’esperienza. Quando manca una rete neurale capace di catalogare e comprendere l’esperienza che si sta vivendo, i neurotrasmettitori4 della paura secreti copiosamente dal sistema limbico per preparare il corpo ad affrontare la situazione di emergenza, non potendosi incanalare nei loro alvei naturali – nel nostro caso le reti neurali - finiscono per invadere l’inconscio scatenando reazioni istintive ancestrali ed irrazionali che lasciano strascichi emotivi (i famosi blocchi).
Per comprendere la fisiologia dei traumi dobbiamo pensare a un temporale di eccezionale intensità che scarica molti millimetri di pioggia in poco tempo: i canali di scorrimento naturali che sono i torrenti e i fiumi si ingrossano a dismisura e l’acqua torbida (ricca di limo e sassi più o meno grandi) finisce per provocare falle negli argini e comunque tracima riversandosi nei campi circostanti. È il caso di ribadire quanto ho già illustrato negli articoli precedenti e precisamente “Felici in un istante” e “Mostrati felice subito”! Le reti o vie neurali hanno la funzione di collegare la corteccia cerebrale, che è la sede della coscienza, della razionalità e della forza di volontà, al cervelletto che è la sede dell’inconscio, il motore organico che fa funzionare le cellule del corpo in modo automatico. Orbene, quando l’acqua si prosciuga restano comunque i “blocchi” di pietra ingombranti nei campi coltivati. Nel nostro corpo avviene più o meno la stessa cosa dopo una tempesta emozionale: le molecole organiche (neuropeptidi) che veicolano l’emozione, secrete in modo abbondante, restano fuori posto come i sassi e provocano blocchi e danni psicofisici nell’organismo. La rimozione dei neuropeptidi (i sassi) consiste nel toglierli dai punti del corpo/inconscio in cui si trovano imprigionati e riportarli nelle nuove reti neurali della corteccia cerebrale: questo fenomeno psichico si chiama catarsi, ossia purificazione o liberazione.
Tornando al comportamento di Nikla, cosa avveniva nel suo cervello? Perché era così aggressiva quando cominciammo ad arrotolare le bottiglie di plastica, e perché col passare del tempo la sua aggressività è scomparsa? Il motivo è semplicissimo: all’inizio mancava nel suo cervello una via o rete neurale capace di capire cosa significasse quel rumore così fastidioso. Quella sua particolare rete neurale si è formata un poco alla volta, a mano a mano che la cagnolina si è “abituata” a quel rumore e da quel momento in poi essa non si è più spaventata!
Abbiamo forse noi paura di una piccola ferita? No, perché sappiamo che si rimarginerà presto. Abbiamo paura in caso di incidente stradale? Sicuramente, perché l’impatto è forte e improvviso e non sappiamo come va a finire! Ha paura Valentino Rossi di cadere dalla motocicletta durante le gare? No, perché ormai è “abituato” essendo caduto già tante volte ed è difficile che possa cadere ancora, ed in ogni caso il suo equipaggiamento lo protegge adeguatamente dall’eventuale impatto sull’asfalto. Nel caso di Nikla l’abitudine al rumore prodotto dall’arrotolamento delle bottiglie di plastica ha comportato la formazione di una (o più) rete neurale che le consente il riconoscimento immediato e l’accettazione da parte del cervello di quel suono stridente che prima la disturbava così tanto provocando la sua reazione… fobica e irrazionale. E se producessimo un rumore nuovo? Per esempio i botti dei fuochi d’artificio? Beh, essa si spaventerà e abbaierà a più non posso dato che li sente molto di rado per cui non si può formare un’abitudine, ma non si lancerà addosso a nessuno perché quei botti vengono da lontano!
L’esistenza di specifiche reti neurali determina comportamenti razionali e prevedibili, mentre la loro assenza produce comportamenti irrazionali e imprevedibili tanto negli esseri umani che negli animali. Quanti cani del tutto “pacifici” hanno improvvisamente sbranato un bambino o un adulto! La spiegazione sta in un odore insolito o in un movimento strano, nella stessa vista eventualmente insolita del bambino che allarma il cane scatenando la sua innata ferocità, il suo istinto di difesa naturale. È chiaro dunque che le reti neurali rappresentano la consapevolezza, le conoscenze, le esperienze esistenziali, ed essendo collegate all’inconscio e al suo automatismo, diventano abitudini ed istinti, e allo stesso tempo sono le vie di comunicazione per i neurotrasmettitori, le molecole delle emozioni4. I neuropeptidi, destinati a legarsi ai recettori presenti sulle pareti cellulari, veicolano informazioni cariche di emozioni più o meno forti. Qualunque avvenimento, oggetto, persona, odore, suono o movimento non riconosciuto dalle reti neurali esistenti attraverso i sensi genera allarme, diffidenza e paura. Anche una malattia diagnosticata male provoca allarme e paura. Idem per le malattie incurabili e per l’avvelenamento da sostanze “sconosciute”. Un problema qualsiasi che non riusciamo a capire e a risolvere provoca preoccupazione e ansia, ci tiene sulle spine. Qualunque dilemma è causato sempre dall’assenza di informazioni idonee, dalla nostra ignoranza, dalla scarsa esperienza. Scrive Herman Hesse che «la radice di ogni nostra paura è l’ignoto, la paura del passo incerto e dell’incedere nel vuoto». Neurologicamente parlando le emozioni cosiddette negative sono causate dalla presenza di reti neurali ostili o erronee perché basate su credenze depotenzianti, mentre la paura eccessiva è dovuta all’incomprensione di ciò che sta accadendo, quindi all’assenza di reti neurali. Quando invece esistono reti neurali ben consolidate e adeguatamente sviluppate, basate su credenze potenzianti, i neurotrasmettitori o trasportatori di informazioni vengono incanalati nei loro alvei naturali e non provocano danni perché non finiscono nell’inconscio: l’automobile/neuropeptide non precipita nel burrone, ma continua a viaggiare sicura lungo la strada.
4. Guarire i traumi
Se hai paura di prendere l’aereo c’è una sola cosa da fare: salire a bordo! Per eliminare un trauma psichico, una fobia o l’attacco di panico occorre costruire le relative reti neurali nella corteccia cerebrale in modo da dare una strada ai neuropeptidi responsabili di quelle emozioni, i famosi sassi o “blocchi” dispersi nella campagna/inconscio. E per costruire nuove reti neurali c’è un solo modo: ripetere più volte la stessa identica esperienza in modo da vincere gradualmente la paura abituandosi ad essa. Soltanto se ci abituiamo alla paura possiamo sconfiggerla. Se la evitiamo siamo fottuti! Rete neurale significa abitudine o consapevolezza, quindi occorre per prima cosa abituarsi a una certa esperienza in modo che essa diventi un fatto ben noto, accettato dai nostri sensi e dal cervello. Le reti o vie neurali fanno si che una qualunque vicenda venga analizzata, elaborata e compresa dalla corteccia cerebrale, dalla nostra coscienza, mentre se mancano le reti neurali, il “fatto” contingente raggiunge direttamente l’inconscio (sotto forma di neuropeptidi) provocando blocchi nell’organismo.
Riflettere, concentrare l’attenzione su un dato argomento, come pure imparare qualcosa di nuovo dà luogo alla formazione di sinapsi e quindi alla creazione di reti neurali. Quando cercai di descrivere le caratteristiche del mostro del mio sogno catartico mettendo il sogno per iscritto, siccome l’emozione vissuta era ancora forte, nel rivivere coscientemente l’esperienza provata originariamente, si attivò immediatamente la rete neurale tra inconscio e coscienza, rete però che era già in costruzione grazie alla consapevolezza acquisita attraverso la lettura del bellissimo saggio divulgativo di Pierre Daco “Che cos’è la psicanalisi”5. Comprensione significa anche accettazione. Ciò che è ignoto viene rifiutato dalla corteccia cerebrale, dalla coscienza: l’apprendimento di qualunque cosa nuova è in genere faticoso e perciò deve avvenire in maniera lenta e graduale attraverso la ripetizione continua degli esercizi. La formazione di una rete neurale o di una nuova abitudine richiede un po’ di tempo perché ogni nuova rete neurale si deve connettere con le migliaia di reti neurali già esistenti, il che comporta ovviamente aggiustamenti e cancellazioni: e fino a quando una rete neurale è in aperto contrasto con un’altra, non prevale né l’una né l’altra e sono dolori!
A proposito della scrittura, essa è un mezzo molto efficace per raggiungere l’inconscio. In effetti quando si scrive si medita anche, ci focalizziamo e concentriamo su un dato argomento favorendo la formazioni delle sinapsi e il concatenamento dei dendriti dei neuroni tra di loro. Per ogni neurone si contano da mille a diecimila sinapsi!6 Tutti i capolavori della letteratura e le scoperte della scienza trovano spiegazione nella scrittura, nell’elaborazione scritta degli esperimenti: scrivendo a lungo si focalizza l’attenzione e aumenta la concentrazione stabilendo un filo diretto tra coscienza e inconscio, tra corteccia cerebrale e cervelletto. La ripetizione scritta e non solo verbale di una frase potenziante fa si che essa raggiunga l’inconscio e se la si carica di emozione possiamo essere certi che si formeranno ben presto una o più reti neurali con tutti i vantaggi che ciò comporta.
Secondo Nardone, le persone affette da patologie fobiche avrebbero un ottimo livello di consapevolezza sulle cause dei loro problemi, anche se non riescono a cambiare le loro percezioni e reazioni. Il motivo di ciò, aggiungo io, è che la consapevolezza procede di pari passo con la costruzione della relativa rete neurale; e però soltanto quando il discepolo è pronto il maestro appare, nel senso che la consapevolezza a mano a mano raggiunta è la conferma che ormai la rete neurale è formata ed è “quasi” pronta per entrare in funzione. Dico quasi, perché la scintilla che la mette in funzione è rappresentata proprio dagli stratagemmi messi in atto nella cosiddetta terapia breve. È ovvio che quando l’orchestra si mette a suonare sono già presenti tutti gli strumenti e i musicanti!
E perché l’assenza di reti neurali crea blocchi nell’organismo? Abbiamo già visto con l’esempio dei temporali che in assenza di reti neurali l’esperienza traumatica, che è una tempesta biochimica di peptidi, viene catapultata direttamente nell’inconscio. Durante i sogni l’inconscio rimanda l’emozione (sempre sotto forma di neuropeptidi) alla coscienza, con tutta la carica emotiva e senza alcun filtraggio razionale, nel tentativo di liberarsi di questi fastidiosi blocchi (o sassi biochimici) al fine di ristabilire la normalità. Un incubo è una esperienza troppo carica emotivamente e fa sobbalzare dal letto perché essendo incomprensibile per la coscienza crea una paura troppo forte. Ora l’inconscio non lavora soltanto di notte, lavora anche di giorno e quindi è facile capire perché dentro di noi possono avvenire all’improvviso sbalzi di umore e tanti sconquassi organici.
A proposito di Pavlov, è noto che il comportamento umano si basa su una serie infinita ed estremamente complessa di riflessi condizionati e gli stessi processi di apprendimento sono spiegabili con la fisiologia dei riflessi nervosi: i riflessi condizionati e i comportamenti umani sono strettamente connessi alle reti neurali!
5. Il collassamento della funzione d’onda in particella
La fisica quantistica ci insegna che il collassamento della funzione d’onda è causato dall’intervento dell’osservatore. L’intervento dell’osservatore consiste nella ripetizione dei suoi esperimenti il che crea nel suo cervello specifiche reti neurali e quindi la comprensione di ciò che sta accadendo! In altre parole, la comprensione di un fenomeno fisico, come di un problema esistenziale e la stessa realizzazione dei desideri corrispondono metafisicamente parlando alla trasformazione dell’onda in particella. La trasformazione di un sogno in realtà concreta può avvenire soltanto quando si sono formate le corrispondenti reti neurali, ossia quando avviene la comprensione del fenomeno nella coscienza. Soltanto a seguito della consapevolezza psichica la corteccia cerebrale è in grado di comunicare correttamente con l’inconscio - che è il motore che fa avvenire le cose in modo automatico e senza sforzi - e ordinargli cosa esattamente deve fare.
Il fattore cruciale da capire è proprio questo: è la coscienza, sempre razionale e concreta, che deve risolvere tutti i nuovi problemi e dilemmi esistenziali; e una volta trovata la soluzione e imparata la lezione, essa forma le sinapsi tra i dendriti dei neuroni espandendo così le reti neurali che la collegano al cervelletto, in modo tale che da ora in poi non sarà più necessario alcuno sforzo di comprensione e/o di esecuzione essendo questo un compito dell’inconscio, del corpo stesso le cui cellule eseguono tutte le funzioni in modo automatico ed autonomo, ossia istintivo. Com’è noto, l’intelligenza è nella corteccia cerebrale, non nel cervelletto!
Tornando al collassamento della funzione d’onda in particella, esso avviene quando a furia di ripetere un dato esperimento, si formano nel cervello dell’osservatore le reti neurali specifiche, ossia si colmano le lacune, il vuoto dovuto alla preceden